Grande, Grosso E Verdone (Verdone, 2008)

Grande, grosso e Verdone ripropone una volta di troppo i bonari mostri della periferia romana, un “sacco” sconfortanti e “troppo” fuori età.
Grande, grosso e Verdone
Un film di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, eva Riccobono, Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Clizia Fornasier, Vincenzo Fiorillo, Alessandro Di fede , Stefano Natale, Anna Maria Torniai, Roberto Farnesi, Marco Minetti. Genere commedia , colore 131 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione Filmauro -


Un ritorno dei personaggi più celebri del grande comico romano.

Il candido Leo, che andava in vacanza a Ladispoli e alzava gli occhi al cielo, si è sposato con Tecla, ha due figlioli paffuti e una madre defunta da seppellire. Il pignolo e metereopatico Furio, che chiamava il servizio di percorribilità strade per viaggiare senza perturbazioni, ha mutuato il nome in Callisto, ha un lavoro prestigioso, un appetito immoderato per le squillo e un figlio introverso da sistemare. Jessica e Ivano, rientrati dal viaggio di nozze, hanno concepito Steven e hanno “affinato” i gusti e i nomi. I coatti, che si sognano signori, si chiamano Enza Sessa e Moreno Vecchiarutti. Provano “a ri-farlo strano” a Taormina ma si scoprono (di nuovo) conformisti e ordinari.
Con L’amore è eterno finché dura e Il mio miglior nemico, Carlo Verdone aveva cercato una regia asciutta e composta, non destinata, per una volta, a sfilacciarsi attorno ai siparietti macchiettistici che popolavano invece Viaggi di nozze. Con Manuale d’amore (uno e due) abdicava la regia, affrancando il Verdone attore dalle fissazioni e dalle limitazioni del Verdone regista. La tenerezza bonacciona e infantile delle maschere della quotidianità romanesca, il narcisismo megalomane dei suoi tanti personaggi doveva d’altra parte fare i conti con quel volto cambiato, evolvendo verso una ridefinizione somatica e verso codici della commedia all’italiana anagraficamente più corretti.
Manuale d’amore prima, Il mio miglior nemico dopo, accolgono, approvano e dichiarano quella svolta anagrafica, producendo una maschera nuova da cinquantenne: un italiano più integrato ed esportabile sul mercato europeo. La sua ambizione, invitare lo spettatore a liberarsi dalla consuetudine di una storia consolidata e abitata dal suo popolare antieroe, svanisce però con Grande, grosso e verdone, che ripropone, quella volta di troppo, il passato televisivo e cinematografico del regista romano. Come Un sacco bello, Bianco, rosso e verdone e Viaggi di nozze, l’ultima e vana fatica di Verdone ha una struttura a episodi e recupera i bonari mostri della periferia romana: il mammone imbranato, il professore pedante e il coatto di borgata.
Linguisticamente più evoluto e capace rispetto ai suoi esordi dietro la macchina da presa, con Grande, grosso e verdone Carlo Verdone rimane imbrigliato nelle secche di una drammaturgia elementare e prosaica, sgarbata e sgraziata. Non si spiega, nemmeno con la teoria del film “commissionato” dai fan (e andiamo!), quel passo indietro, quella regia divagante e quell’inesistente grado di riflessività di tre personaggi, “un sacco” sconfortanti e “troppo” fuori età.


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- 16 Luglio 2008
















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